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BITETTO: Un città circolare
Una proposta di itinerario
Alla scoperta della città antica

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Giungendo a Bitetto da Bari, per quella via che attraversa Modugno, due imponenti palazzi ottocenteschi si stagliano ai lati della strada, quasi a sottolineare, con la loro imponenza, l’ingresso alla città.
I due edifici erano originariamente parte di un unico complesso edilizio di proprietà della famiglia Abruzzese, suddiviso in seguito dalla costruzione della strada, come si evince dalla loro architettura, dalla posizione delle facciate, dallo stile delle cornici e dal disegno delle ringhiere. Il complesso, oltre all’abitazione vera e propria, comprendeva il giardino, una cappella privata ed una serie di ambienti a piano terra che servivano sia come deposito per le attrezzature agricole e per le masserizie, sia come abitazione per le famiglie dei contadini al servizio del signore.
Proseguendo per questa via, ci troviamo dinanzi all’antica porta della città, Porta Piscina o Porta Barese, l’unica sopravvissuta a testimonianza dell’antico sistema di accessi alla città fortificata, e da cui si diparte una delle vie principali del centro antico, via Porta Piscina, che collega la porta con la piazza Cattedrale. Il nome della porta e della strada omonima deriva dall’esistenza, al di fuori delle mura e in prossimità di essa, di alcune cisterne sotterranee utilizzate per la raccolta delle acque piovane. Sulla porta, che ingloba una torre medievale scoperta in un recente restauro sono posizionati uno stemma ed una lapide a testimonianza dei lavori di restauro condotti nel 1643 per opera del Principe Flaminio de Angelis, Signore di Bitetto. In un sistema fortificato, le porte assumono un’importanza fondamentale: erano anche il luogo d’incontro fra interno ed esterno, tra città e compagna; ma erano anche un mezzo per la produzione del benessere economico e finanziario della città, infatti dazi e gabelle venivano riscossi per le merci in entrata e in uscita dai luoghi e delle vie (viaBanco).
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A ridosso della porta e dell’antica cinta muraria, si erge il Palazzo Baronale, un complesso architettonico di notevole pregio, eretto intorno al 1773 dalla famiglia Noja, nobili facoltosi di Mola che nel 1743 acquistarono il feudo di Bitetto dal Principe Carmine de Angelis. Infatti, il Palazzo settecentesco sorgendo a cavallo delle mura, oltre a comprendere al suo interno un nucleo più antico di origine medievale, ingloberà anche il palazzo cinquecentesco del Principe De Angelis. Il Palazzo passò in eredità a Vincenzo de Ruggiero, nipote del barone don Noja, per essere poi, negli anni’30, abbandonato. Nel anni’70 venne acquistato dall’Architetto Raffaele de Pinto che, dopo una lunga e meticolosa operazione di restauro, lo ha sottratto al degrado e ne ha fatto la propria residenza privata (motivo per il quale non è visitabile).

Varcata Porta Piscina, ci addentriamo nel cento antico attraverso una delle vie che, dalla piccola piazza antistante la Porta, si dipanano all’interno configurando un sistema di percorsi molto complesso e tortuoso che, insieme a qualche edificio di aspetto fortificato, riflette il carattere difensivo della città.
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Peculiarità dell’antica Bitetto, infatti, è proprio la sua forma circolare, forma così compiuta e percettibile, un tempo sottolineata dalle mura, nobile confine tra città e campagna, che non sembra affatto il risultato di un processo di aggregazione lento e spontaneo, ma quasi presuppone un’iniziale scelta creativa, frutto di un preciso disegno ideologico e di un’intenzionalità collettiva. Le strade, come le mura, rivestivano un essenziale interesse di carattere pubblico e militare per le autorità cittadine. L’urbanistica duecentesca, infatti, nasce soprattutto come necessità di controllare sempre più efficacemente l’assetto e l’andamento delle strade, la loro manutenzione, ecc. ; lo svolgimento di tali mansioni viene affidato alle magistrature, "i maestri delle strade", che oltre alla realizzazione di nuove vie, la loro pulizia, si occuperanno di ogni questione riguardante l’ambiente urbano.
Nella pianta urbana, infatti, è possibile riscontrare alcuni aspetti di chiara matrice Islamica, che individuano nella centralità dell’edificio sacro principale rispetto alla cintura muraria, nella rete stradale gerarchizzata, con la presenza di un asse principale (via Porta Piscina) ed, infine, in un tessuto residenziale "labirintico" basato sul vicolo e sulla corte.Immettendoci in via Leonese, che insieme alle vie Vescovado Annunziata e Barberio, racchiudono l'intero borgo e sembra tracciare il luogo dell'antico pomerio, percepiamo nel suo andamento curvilineo la forma esterna della città. Percorrendo via Leonese, il tessuto urbano ci appare subito molto compatto, con una trama viaria tortuosa e labirintica, secondo una tradizione tipicamente medievale, ma che nei vicoli cechi, nelle corti e negli archi richiama alla memoria, insieme alle mura bianche delle case, alcuni centri orientali. Corte Leonese, primo vico ceco che incontriamo sulla destra della via omonima, conserva ancora un tratto di pavimentazione in pietra originario, fortunatamente sfuggito a quella serie di manimissioni che hanno interessato gran parte della viabilità del centro antico.
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In via Leonese, degno di nota è l'edificio medievale noto come la "Casa dei Cavalieri di Malta". Circa l'origine dell'edificio e della sua denominazione, diverse sono le ipotesi, tra le quali quella che lo vorebbe proprietà dei Cavalieri del Tempio, nonostante la documentazione avara di notizie certe.  La misteriosa casa-torre si sviluppa su tre livelli, intorno ad una corte interna, con due lati disposti ad angolo retto prospicenti la strada. Molto interessanti sono le finestre con architravi in pitra decorati a motivi geometrici. Di notevole pregio sono le due bifore all'ultimo piano, di cui una composta da due archetti trilobati sormontati da un archivoto ad ogiva con lunetta traforata a losanga. Anche questo edificio, nel tempo ha avuto diverse destinazioni e ha subito varie trasformazioni e aggiunte, come il profferlo che porta al primo piano e che invade parte della sede stradale.
L'emblema posto sulla porta principale del prospetto Est è attribuito alla nobile famiglia De Nicolò che nel Seicento occupò il palazzo; sotto lo stemma, una epigrafe che reca queste parole "Intrent securi qui querunt vivere pure - 1610"sembra attestare la presenza di alcuni religiosi del Seminario di Conza, che vi rimasero fino al 1648. Oggi il palazzo, di proprietà comunale, giaace purtroppo in vergonose condizioni di abbandono e degrado, così come molti edifici adiacenti. foto5itinerario.jpg (22552 byte)

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Continuando il nostro percorso lungo via Leonese,
sottopassiamo un arco che presenta nella zona superiore, un'elegante bifora del  XIV secolo (oggi, purtroppo, mutila!) incastonata in un bugnato " a punta di diamante", con lunetta ad arco traforata da un piccolo rosone a spirale e due archetti trilobati. La raffinata ricercatezza di questa finestra, attribuibile al gotico fiorito, risente anche di quegli influssi orientali di cui la nostra cultura era profondamente intrisa.
Tutta via Leonese e, in generale, il settore circolare sud orientale delimitato da Porta Piscina e dalla piazza attuale, presentano un tessuto residenziale più denso e compatto che, per il suo modellarsi alla strada quale matrice dell'insediamento, e per la prevalenza di elementi architettonici e strutture del XII e XIII secolo, si può ritenere il più antico dell'abitato. Attraversando un sistema di archi e sottopassi voltati, ci immettiamo in via sant'Antonio.

Tratto da: "I paesi lungo La strada dell'Olivo" gennaio 1998

 
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